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I lavori di rinnovamento furono poi completati verso la fine del XVI secolo da Francesca Arconati, moglie di un nipote di Paolo. Nel 1620 Guglielmo Silva completava invece l'originaria casa, costruendo l'ultimo piano ed uniformando il tutto. Rimasto in possesso dei Silva sino alla fine del XVIII secolo, dopo la morte dell’ultimo discendente il palazzo subì un progressivo decadimento. Nel 1882, venne acquistato dalla Fondazione Galletti per restaurarlo e adibirlo a sede delle proprie collezioni museali. Il restauro eseguito tra il 1882 e il 1886, comportò il ripristino dell’edificio all'assetto seicentesco, eseguito in modo estremamente attento ed innovativo per l'epoca: furono eliminate tutte le strutture e modifiche incongruenti, ricomposti soffitti, pavimenti, serramenti, rifatte le vetrate, risistemati gli interni e, a lavori ultimati, vennero subito poste le collezioni. Gli ultimi interventi che hanno interessato Palazzo Silva risalgono al 1996, anno in cui il Comune di Domodossola ha dato avvio ai lavori di recupero, operando una suddivisione razionale delle collezioni e individuando i pezzi maggiormente degradati in funzione di un loro successivo restauro. Molto materiale è stato accuratamente imballato e ritirato. Ed ecco l’assetto attuale del museo: Al pianterreno, nella Sala d'Armi figurano numerose panoplie con pugnali, spade, alabarde, ronconi e partigiane, un'armatura seicentesca, bandiere con gli stemmi delle famiglie nobili ossolane, Nella saletta di guardia, a fianco della sala d’armi, è visibile la raccolta di armi da fuoco (fucili e pistole) e di copricapi militari, oltre ad alcuni ritratti, in gran parte di personaggi in uniforme. La cucina è arricchita da sedie seicentesche e da due credenze della stessa epoca, una con una ricca collezione di peltri, un nutrito gruppo di utensili, delle misure ossolane, e altri quadri. La saletta successiva raccoglie finimenti da cavallo, serrature, chiavi, elementi di arma da fuoco, fibbie e cimeli vari, una portantina del XVIII secolo, due stipetti del XVI secolo, una sella ed un tabernacolo marmoreo proveniente dal castello dei Silva di Crevoladossola. Nell'andito si trovano sculture lapidee dal XII al XVI secolo, ed alcuni studi sei-settecenteschi per affreschi e sculture. Nell'ultima saletta, quella verso la scala, sono esposte armi della Prima Guerra Mondiale, una rara armatura giapponese da parata del XIX secolo, ed alcuni cimeli storici. Al primo piano il salone d'onore vanta due begli armadi settecenteschi con raccolte di vetri di Murano e ceramiche Veneziane e Savonesi; armi, magnifici vasi pseudopompeiani ed un singolare mobiletto con placcature di tartaruga; una vetrina contiene numerosissimi cimeli ed oggetti curiosi, mentre alle pareti sono esposti i quadri recentemente restaurati. Nella saletta delle udienze, una pregevole collezione di gioielli, di tabacchiere, di pettini ornamentali e di pipe è contenuta in una vetrina Impero, mentre al centro della sala un tavolino con piano in scagliola che riproduce carte da gioco fa da riscontro ad un divano "alla lombarda" del XVIII secolo; alle pareti opere di pittori vigezzini: Peretti (Lorenzo, Bernardino e Lorenzo junior), Sotta, Lupetti. La camera da letto vanta un bel letto vigezzino del XVII secolo, due inginocchiatoi scolpiti, un cassettone sormontato da uno stipetto in ebano ed avorio, un singolare comodino ovato; alle pareti una vera e propria pinacoteca con opere dal XVI al XVIII secolo. La cappella è dominata dall'altare con tabernacolo proveniente dalla Chiesa dei Cappuccini, ed è arricchita da uno splendido leggio in legno scolpito, cui si contrappone un tabernacolo dorato cinquecentesco; ancora quadri di soggetto sacro arricchiscono le pareti. Ad essa fa seguito la sacrestia, occupata da un grande armadio che contiene tutti gli oggetti d'uso sacro confiscati nel 1913 al parroco di Cuzzago e donati poi al Museo, oltre a reliquie ottocentesche ed altri oggetti di uso liturgico. Nell'ultima saletta domina un grande tabernacolo in legno, osso e tartaruga, contrapposto ad una magnifica porta scolpita seicentesca. Sulle pareti ancora opere di pittori vigezzini, tra i quali i ritratti dei due massimi benefattori del museo: Gian Giacomo Galletti e Giacomo Pollini. L'ultimo piano è per ora adibito a deposito delle rimanenti opere che compongono le collezioni del museo: archeologia, sculture lignee, pinacoteca, costumi ossolani, archeologia egizia, etnografia sudamericana.
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