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Palazzo Silva:

Palazzo Silva è un raro esempio di casa nobile tardorinascimentale, uno degli edifici più significativi del Piemonte. Le vicende che riguardano l’origine del palazzo sono molto complesse e pare infatti che esistesse già nel 1348. Divenne in seguito dimora urbana della nobile famiglia Silva, la cui sede stabile era nel gran castello di Crevoladossola. Nel 1402 Palazzo Silva altro non era che una casa grande e nel 1476 le diede nuova forma Giovanni Antonio Della Silva. Nel 1520 il figlio Paolo, condottiero al servizio di Francesco I di Francia, aggiungeva verso nord un altro corpo di fabbrica, sempre a due piani, arricchito da finestre e porte finemente scolpite. Con questo intervento i Silva - il cui stemma rappresenta un leone d’oro rampante con doppia chiave d’argento e riporta sulla fascia il contrassegno del giglio francese - s’imposero come principale famiglia signorile in Domodossola ed il palazzo acquisì la dignità di residenza ufficiale I lavori di rinnovamento furono poi completati verso la fine del XVI secolo da Francesca Arconati, moglie di un nipote di Paolo. Nel 1620 Guglielmo Silva completava invece l'originaria casa, costruendo l'ultimo piano ed uniformando il tutto. Rimasto in possesso dei Silva sino alla fine del XVIII secolo, dopo la morte dell’ultimo discendente il palazzo subì un progressivo decadimento. Nel 1882, venne acquistato dalla Fondazione Galletti per restaurarlo e adibirlo a sede delle proprie collezioni museali. Il restauro eseguito tra il 1882 e il 1886, comportò il ripristino dell’edificio all'assetto seicentesco, eseguito in modo estremamente attento ed innovativo per l'epoca: furono eliminate tutte le strutture e modifiche incongruenti, ricomposti soffitti, pavimenti, serramenti, rifatte le vetrate, risistemati gli interni e, a lavori ultimati, vennero subito poste le collezioni. Nel 1996 il Comune di Domodossola ha dato avvio ai lavori di recupero, operando una suddivisione razionale delle collezioni e individuando i pezzi maggiormente degradati in funzione di un loro successivo restauro. Nel 2014 il Comune ha ultimato il restauro delle facciate esterne, facendolo rivivere nel suo splendore e valorizzando il centro storico nel quale è collocato. Ed ecco l’assetto attuale del museo: Al pianterreno, nella Sala d'Armi figurano numerose panoplie con pugnali, spade, alabarde, ronconi e partigiane, un'armatura seicentesca. Nella saletta di guardia, a fianco della sala d’armi, è visibile la raccolta di armi da fuoco (fucili e pistole) e di copricapi militari, oltre ad alcuni ritratti. La cucina è arricchita da sedie seicentesche e da due credenze della stessa epoca, una con una ricca collezione di peltri, un nutrito gruppo di utensili, delle misure ossolane, e altri quadri. La saletta successiva raccoglie finimenti da cavallo, serrature, chiavi, elementi di arma da fuoco, fibbie e cimeli vari, una portantina del XVIII secolo, due stipetti del XVI secolo, una sella ed un tabernacolo marmoreo proveniente dal castello dei Silva di Crevoladossola. Nell'andito si trovano sculture lapidee dal XII al XVI secolo, ed alcuni studi sei-settecenteschi per affreschi e sculture. Nell'ultima saletta sono esposte armi della Prima Guerra Mondiale, una rara armatura giapponese da parata del XIX secolo, e alcuni cimeli storici. Al primo piano il salone d'onore vanta due begli armadi settecenteschi con raccolte di vetri di Murano e ceramiche Veneziane e Savonesi; armi, magnifici vasi pseudopompeiani ed un singolare mobiletto con placcature di tartaruga; una vetrina contiene numerosissimi cimeli e oggetti curiosi, mentre alle pareti sono esposti numerosi quadri. Nella saletta delle udienze, una pregevole collezione di gioielli, di tabacchiere, di pettini ornamentali e di pipe è contenuta in una vetrina Impero, mentre al centro della sala un tavolino con piano in scagliola che riproduce carte da gioco fa da riscontro a un divano "alla lombarda" del XVIII secolo. La camera da letto vanta un bel letto vigezzino del XVII secolo, due inginocchiatoi scolpiti, un cassettone sormontato da uno stipetto in ebano ed avorio, un singolare comodino ovato; alle pareti una vera e propria pinacoteca con opere dal XVI al XVIII secolo. La cappella è dominata dall'altare con tabernacolo proveniente dalla Chiesa dei Cappuccini, ed è arricchita da uno splendido leggio in legno scolpito, cui si contrappone un tabernacolo dorato cinquecentesco; ancora quadri di soggetto sacro arricchiscono le pareti. Ad essa fa seguito la sacrestia, occupata da un grande armadio che contiene oggetti d'uso sacro confiscati nel 1913 al parroco di Cuzzago e donati poi al Museo, oltre a reliquie ottocentesche ed altri oggetti di uso liturgico. Nell'ultima saletta domina un grande tabernacolo in legno, osso e tartaruga, contrapposto ad una magnifica porta scolpita seicentesca. L'ultimo piano è per ora adibito a deposito delle rimanenti opere che compongono le collezioni del museo: archeologia, sculture lignee, pinacoteca, costumi ossolani, archeologia egizia, etnografia sudamericana.

 
 Pagina aggiornata al  10/04/2017